Primas… Inter pares: un Sinodo in Ruanda

Gli Abati Presidenti hanno viaggiato lontano per il Sinodo di quest'anno, in un luogo remoto del Ruanda. L'Abate Javier della Congregazione di Ottilien riferisce di quell'importante incontro.

Foto e video per gentile concessione dei partecipanti al Sinodo.

21 Settembre 2026

dell'Abate Presidente Javier Aparicio Suarez
Congregazione di Sankt Ottilien

Una volta all'anno, l'Abate Primate convoca tutti gli Abati Presidenti della Confederazione Benedettina per il Sinodo. Quest'ultima settimana ci siamo riuniti in un contesto piuttosto diverso da Sant'Anselmo: presso il Monastero Benedettino di Gihindamuyaga in Ruanda, della Congregazione dell'Annunciazione.

Forse la nota espressione primus inter pares potrebbe essere leggermente adattata per l'occasione: "Primas… inter pares." Primas è anche il titolo tradizionalmente usato per l'Abate Primate. Per alcuni giorni, dunque, il nostro Primas, l'Abate Primate Jeremias Schröder, si è trovato letteralmente inter pares.

Dietro il gioco di parole si cela qualcosa di assai caratteristico della Confederazione Benedettina. Non costituiamo un ordine centralizzato. I nostri monasteri e le nostre Congregazioni godono di notevole autonomia, eppure apparteniamo a un'unica famiglia benedettina. Il Sinodo è uno dei luoghi in cui questa peculiare combinazione di autonomia e comunione diventa particolarmente visibile.

La Confederazione: cosa ci tiene uniti? Una parte sostanziale di ogni Sinodo è dedicata alla vita della Confederazione. La relazione dell'Abate Primate ha fornito una panoramica degli sviluppi dell'anno trascorso e ha aperto la strada a domande e discussioni.

Sono seguite diverse questioni concrete: la revisione in corso della Lex Propria, i preparativi per il Congresso degli Abati del 2028, il calendario benedettino, le relazioni con la Communio Internationalis Benedictinarum (CIB), gli Oblati, il Catalogus, l'AIM e il programma di formazione per i nuovi abati.

A prima vista, alcune di queste questioni possono apparire piuttosto amministrative. Ma dietro di esse si cela una domanda importante: cosa significa oggi appartenere a una Confederazione Benedettina mondiale?

Sant'Anselmo: la nostra casa comune

Una seconda parte importante del Sinodo è stata dedicata, come ogni anno, a Sant'Anselmo.

Il Priore, il Rettore e il nuovo Economo, P. Korbinian Birnbacher di Salisburgo, hanno presentato le rispettive relazioni, consentendo al Sinodo di esaminare la vita della comunità, l'Ateneo e la situazione economica. Anche le questioni riguardanti la tutela, le normative finanziarie, il subsidium, la visita canonica di Sant'Anselmo e l'approvazione degli Statuti per il Collegio Sant'Ildegarda (la nuova residenza per monache e suore) facevano parte dell'ordine del giorno.

Sant'Anselmo rimane una delle espressioni più visibili di ciò che condividiamo come benedettini. È al tempo stesso un monastero, un luogo di studi e formazione, un'istituzione accademica e un punto d'incontro per benedettini provenienti da paesi e tradizioni molto diverse.

Per la nostra Congregazione questo è particolarmente importante. Il numero crescente dei nostri giovani monaci che studiano a Sant'Anselmo ci ricorda che il suo futuro non è una lontana questione romana. Ciò che accade lì influisce direttamente sulla formazione della nuova generazione di alcuni dei nostri confratelli.

Congregazioni diverse, una tavola condivisa. Uno dei momenti più interessanti del Sinodo è anche uno dei più semplici: ogni Presidente riferisce brevemente circa la situazione della propria Congregazione. In pochi minuti si viaggia intorno al mondo benedettino.

Le realtà non potrebbero essere più diverse. Forse proprio qui il significato di inter pares diventa più tangibile. Non esiste un'unica realtà benedettina e quindi nessuna soluzione unica applicabile ovunque. Ascoltarsi reciprocamente non elimina le nostre differenze. Ci aiuta a comprenderle — e talvolta a scoprire che dietro circostanze molto diverse si celano domande sorprendentemente simili.

Africa e IA: due questioni per il futuro

Due argomenti particolari hanno completato le discussioni di quest'anno: il monachesimo in Africa e l'Intelligenza Artificiale e la vita monastica.

L'Abate Olivier Sarr di Keur Moussa in Senegal ha presentato la realtà della vita benedettina in Africa. La vitalità e la crescita sperimentate in molte comunità africane portano con sé anche importanti responsabilità. Particolarmente significative sono le questioni della formazione e della leadership.

P. Patrick Carter ha introdotto un argomento molto diverso ma altrettanto contemporaneo: l'Intelligenza Artificiale. La discussione ha rapidamente mostrato che la questione non può essere semplicemente se i monaci debbano o meno usare l'IA. La sfida è più ampia. L'IA appartiene a un ambiente tecnologico che include internet, i social media e forme di comunicazione digitale che stanno già cambiando il modo in cui lavoriamo, comunichiamo, impariamo — e persino il modo in cui ci relazioniamo gli uni con gli altri.

La questione essenziale è quindi anche umana: come possiamo usare queste tecnologie senza marginalizzare gli elementi umanizzanti delle nostre vite? Per la vita monastica, con la sua enfasi sulla presenza, la comunità, il silenzio, l'ascolto e l'incontro personale, questa domanda merita una seria riflessione.

Né l'Africa né l'Intelligenza Artificiale erano argomenti da "risolvere" in una sola sessione. Entrambi continueranno ad accompagnare le discussioni dei futuri incontri.

Ruanda: più di un luogo d'incontro

Gihindamuyaga è stato molto più della collocazione geografica del Sinodo. Le nostre giornate sono state in qualche modo inserite nella vita della comunità. Una visita a Kibeho e Butare ci ha anche permesso di conoscere qualcosa della realtà religiosa e culturale del Ruanda. Forse questa è stata di per sé una conclusione appropriata per il Sinodo.

La Confederazione non è in definitiva un organigramma centrato a Roma. È costituita da monasteri: comunità in cui monaci e monache cercano, in parti molto diverse del mondo, di cercare Dio secondo la Regola di San Benedetto.

E forse è questo che consente al Primas di rimanere autenticamente inter pares.

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